venerdì 17 settembre 2010

Un raggio di sole.


Che la Wta avesse smesso di avere a che fare con il Tennis e con il Tennis femminile lo si poteva confutare (?) da anni. Il dominio delle sorelle Serena e Venus, quattro braccia strappate all’Atp, a colpi di badilate aveva tolto quel surplus (?) di classe, di grazia e di eleganza che invitava anche al pubblico maschile, di solito sessita e razzista in questo senso (e non scuotete la testa dicendo di no) a sedersi in poltrona per seguirne gli incontri. E aspettando che una qualche ventata lenisse queste mannaie travestite da racchetta ( o viceversa fate voi) era nel frattempo arrivata quella sbagliata (di ventata): una serie infinita di cloni ( o clone?) urlatrici dall’est, meravigliosamente graziose per le copertine, le camerette o i camion, ma inutilmente irritanti , tra mossette, moine, cosce e zanzare e la monotonia del loro gioco.

E in questo cielo grigio e infausto quelle sparute (?) rondini che non hanno mai fatto primavera, Maria Jose Martinez Sanchez , Romina Oprandi, Alexandr Dolgopolov a regalarci squarci di classe e poesia. Squarci tarpati e offuscati dal fisico e dalla mente labile che quasi sempre flagella la follia del talento. (?).

Per questo, (m’ero perso sul motivo di questo preambolo) (ma mi sono ritrovato) vorrei ringraziare di cuore ( e dovreste farlo anche voi) Kim Clijsters, tornata da poco più di un anno, in ciabatte, vestaglia e una bimba cui far fare il ruttino ogni giorno. E di dimostrare , vincendo nel frattempo due Slam, di quanto fosse inequivocabilmente basso il livello della concorrenza. Non per sminunire la portata delle sue vittorie, altresì per ridimensionare un dominio dei muscoli sul talento. Che può piacere, può entusiasmare non ne dubito (c’è chi trova entusiasmante Cuck Norris) ma che aveva forse inesorabilmente rotto i coglioni (un francesismo me lo concederete ogni tanto).

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